“A Contemporary fairytale that should make Italian Distributors compete to secure it. ***”

Found this lovely review after our screening in Rome:

Here are some highlights in English:

“Without being a sentimental tearjerker,  Jonathan Newman’s film is a contemporary  Christmas fairy tale that should make Italians distributions race to secure it.”

” The film understands its revelations and has an internal sense of taste and timing, turning only very slowly towards the supernatural itself, after having dug a solid foundation in the realism of the family in the conventional sense…

“More than a portrait of the charming and funny little big man, who is set forth to bring about the happiness of others before his own, Foster is surprisingly well-written and addresses some of the big questions in a most delicate way, such as the issue of death, especially when it concerns a child . Without lecturing the audience, but also without avoiding the topic, as is often the case, the film answers the questions it stages, giving the audience the certainties of childhood in the room it needs to go out in anguish.|

“A good story with does of realism and fantasy, answering the questions it stages.”

http://www.mymovies.it/film/2011/foster/

Una favola che dosa bene realismo e fantasia, rispondendo alle domande che mette in scena
Marianna Cappi    ***
Locandina Foster

Zooey e Alec Morrisono sono una coppia sposata che non riesce a superare la perdita del figlio di cinque anni, avvenuta due anni prima. Non riuscendo a concepire altri bambini, dopo una breve visita in un’agenzia deputata, i Morrison si rendono disponibili per un affidamento. Ed ecco che, poco dopo, appare alla loro porta un bambino di sette anni, Eli, che dice di essere stato mandato dall’agenzia. Il ragazzino mostra una maturità inaspettata, aiuta Alec a superare le difficoltà di lavoro e Zooey a sentirsi di nuovo mamma e felice. Quasi fossero più i Morrison ad aver bisogno di lui che non Eli ad aver davvero bisogno di loro…
Espansione di un cortometraggio del 2005 dello stesso regista, Foster guadagna nel gonfiaggio un cast nettamente più efficace – Toni Collette in una parte ormai collaudatissima e soprattutto Maurice Cole nei panni di Eli – e una svolta fantastica che sposta la storia nell’ambito della fiaba. Non a caso la casetta dei protagonisti confina con i Chelsea Gardens, un piccolo giardino segreto nel cuore di Londra, il padre adottivo di Eli è il proprietario di una fabbrica di giocattoli, e il protagonista, con il suo curioso abito scuro, la bombetta e la cravatta rossa, sembra un piccolo aiutante di Babbo Natale, ramo amministrazione.
Indicato principalmente per una platea di bambini dell’età ritratta sullo schermo – dai 5 ai 10 anni al massimo -, che non abbiano già visto troppe variazioni cinematografiche su questo tema, il film sa comunque dosare le sue rivelazioni interne con gusto e senso del timing, virando solo molto lentamente verso il soprannaturale e la fiaba vera e propria, dopo essersi scavato delle solide fondamenta nell’ambito del realismo e del prodotto family in senso più convenzionale.
Più che nel ritratto affascinante e divertente del piccolo grande uomo, impegnato a procurare la felicità altrui prima che la propria, Foster è sorprendentemente ben scritto là dove affronta le grandi questioni e le più delicate, come il senso della morte, specie quando riguarda un bambino. Senza retorica alcuna ma anche senza glissare, come invece spesso avviene, il film risponde alle domande che mette in scena, dando al pubblico infantile in sala le certezze di cui ha bisogno per uscire dall’angoscia.
Sentimentale senza risultare strappalacrime, il film di Jonathan Newman è una bella favola natalizia contemporanea che le distribuzioni italiane dovrebbero fare a gara per assicurarsi.

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